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Le Filippine di Duterte dicono “No” a Obama e aprono a Russia e Cina

Ultimo Aggiornamento: 12/02/2020 20:34
19/09/2016 14:37
 
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Le Filippine perseguiranno politiche estere e militari “indipendenti” non legate agli interessi degli Stati Uniti: è questo il succo del discorso tenuto dal Presidente Rodrigo Duterte. Il Paese asiatico può ora guardare anche verso la Cina e la Russia al fine di acquisire nuove armi in modo che possa migliorare le proprie capacità di affrontare le insurrezioni e il terrorismo che affliggono il Paese. Duterte ha infatti dichiarato di star considerando l’acquisto di armi da Mosca e Pechino e che porrà fine ai pattugliamenti congiunti con le forze degli Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale, ufficialmente per evitare di restare coinvolto in un conflitto non negli interessi di Manila. Duterte ha aggiunto che due Paesi – non meglio identificati – hanno concesso alle Filippine un prestito agevolato della durata di 25 anni per acquistare equipaggiamento militare. È chiaro comunque che Duterte allude a Russia e Cina. In seguito ha aggiunto che il Ministro della Difesa, Delfin Lorenzana, e personale tecnico delle forze armate visiteranno Cina e Russia per scegliere il miglior equipaggiamento. A tal proposito ha aggiunto il Presidente filippino di non aver bisogno di F-16: “Non dobbiamo fare la guerra a nessun Paese”, specifica. Inoltre ha sottolineato come a Manila servano aerei a elica per combattere terroristi e insorti, non aerei a reazione. Tuttavia, ha anche precisato che non intende recidere il cordone ombelicale che unisce Manila a Washington. “Non stiamo sciogliendo le nostre alleanze militari. Ma di certo, seguiremo una politica estera indipendente”. Nell’annunciare quello che si presenta come un vero cambiamento definitivo nella politica di difesa del Paese, Duterte ha detto di voler comprare armi “laddove siano a buon mercato, non ci siano vincoli e ci sia trasparenza”. Il tutto, dopo un solo giorno dalla richiesta, avanzata da Duterte, circa il ritiro delle truppe USA da Mindanao.

Il portavoce presidenziale Ernesto Abella si è affrettato a dichiarare che si tratta solo di una “ingiunzione” e di un “avvertimento” circa i rischi che i soldati americani si trovano ad affrontare, e cioè i terroristi di Abu Sayyaf, una costola di Al Qaeda. Intanto il portavoce del Pentagono, il Comandante Gary Ross, nel frattempo ha affermato che il rapporto USA-Filippine “è stato una pietra miliare della stabilità per oltre 70 anni”. È presto per dire se tutto ciò porterà a una rottura definitiva o, più probabilmente, a un diverso assetto delle relazioni estere filippine, magari meno incentrato sulle forniture americane, che attualmente ammontano al 75% della spesa militare di Manila. In ballo ci sono i soldi e le forniture militari, certo, ma anche la volontà di autonomia da Washington, non fosse altro che per le intemperanze di Obama, entrato più volte a gamba tesa nelle questioni interne filippine, fra cui il modo duro con cui Manila affronta la lotta contro i trafficanti di droga e la solita questione dei diritti umani, è una potente spinta al cambiamento. Di certo c’è che Obama sarà ricordato come il Presidente che è riuscito a distruggere o quanto meno a incrinare gran parte dei rapporti-chiave della politica estera americana dell’era neocon (primo fra tutti quello con Israele), oltre ad aver collezionato una serie di stalli: Ucraina, Siria, il “veto” alla partecipazione all’AIIB dei cinesi, la questione del Mar Cinese Meridionale; ai quali si aggiungono le difficoltà nell’affrontare l’ISIS. Tuttavia, chiunque sarà il prossimo Presidente eletto a Washington, la strategia non potrà che cambiare dagli ultimi otto anni. Sia Trump, vicino alle idee della Old Right americana, che la Clinton, in buoni rapporti sia con i neocon che con Israele, rappresentano infatti due punti di vista differenti da Obama e ciò influirà sicuramente anche nei rapporti con Manila. Non ci resta che aspettare.

Massimiliano Greco
16 settembre 2016
www.opinione-pubblica.com/le-filippine-di-duterte-dicono-no-a-obama-e-aprono-a-russia...
16/10/2017 22:25
 
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ISIS, ucciso nelle Filippine "l'Emiro del Sudest Asiatico": era tra i terroristi più ricercati al mondo


Isnilon Hapilon e Omar Maute

Isnilon Hapilon, leader islamista che figura nella lista dei "terroristi più ricercati" dagli Stati uniti, è stato ucciso nel corso dei combattimenti per riconquistare la città di Marawi, "la più musulmana delle Filippine". Lo ha reso noto il Ministero della Difesa delle Filippine. "Le nostre truppe sono riuscite a prendere Isnilon Hapilon e Omar Maute. Sono stati uccisi entrambi", ha detto alla stampa il Ministro Delfin Lorenzana, riferendosi ai due capi jihadisti che avevano partecipato all'offensiva su Marawi nel maggio scorso. Da quasi sei mesi nelle Filippine proseguono gli scontri ad opera di alcuni gruppi fondamentalisti islamici, che controllano soprattutto Marawi, e da tempo affiliati al gruppo Stato Islamico. Lo scorso anno invece uno dei gruppi terroristi aveva invaso il villaggio di Butig e duecento uomini avevano occupato il territorio quattro giorni prima di essere battuti dall’Esercito Filippino. Ma a Marawi l’occupazione va avanti da molti mesi, con centinaia di morti e migliaia di sfollati. Lo scorso 23 maggio, il gruppo terrorista affiliato all'ISIS è riuscito a sorpresa a prendere il controllo dell’intera città. Il gruppo è formato dalla fusione di due cellule terroristiche, attive da anni nel Paese: Abu Sayyaf, guidata da Isnilon Hapilon, l’uomo nominato “Emiro del Sudest Asiatico” dai vertici dell’ISIS nel 2016, e il cosiddetto Gruppo Maute, dal cognome dei due fratelli Omar e Abdullah Maute. La morte di Isnilon Hapilon e Omar Maute è un duro colpo per il gruppo terrorista.

16 ottobre 2017
www.today.it/mondo/filippine-uccisi-leader-isis.html
[Modificato da wheaton80 16/10/2017 22:26]
24/10/2017 00:24
 
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Filippine: ISIS sconfitto a Marawi

Il governo filippino ha annunciato che i miliziani filo-ISIS a Marawi sono stati definitivamente sconfitti. Sono "finiti", ha detto il Segretario alla Difesa Delfin Lorenzana parlando stamane con i giornalisti, e riferendo che l'esercito ha scoperto 42 cadaveri di terroristi a Clark:"Erano l'ultimo gruppo rimasto in città, e sono stati uccisi dopo uno scontro a fuoco mentre erano asserragliati in un edificio". La città di Marawi, nel sud del Paese, era stata liberata nei giorni scorsi dai miliziani islamici legati all'ISIS, che la tenevano sotto controllo da cinque mesi.

23 ottobre 2017
www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2017/10/23/filippine-isis-sconfitto-a-marawi_e49fb6c0-b9f0-42cc-b5c3-3cf1b7fdc...
12/02/2020 20:34
 
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Filippine, fine patto militare con USA

Le Filippine hanno informato ufficialmente gli Stati Uniti di voler porre fine al patto di cooperazione militare tra i due Paesi. Lo riporta il New York Times. La decisione del Presidente filippino Rodrigo Duterte coincide col suo recente avvicinamento nei confronti della Cina. L'accordo messo in discussione da Manila è quello che regola anche la presenza delle forze USA nelle basi delle Filippine, nonché lo svolgimento delle esercitazioni militari congiunte, ora a rischio. Anche se il patto resterà in vigore ancora per 180 giorni.

12 febbraio 2020
www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2020/02/12/filippine-fine-patto-militare-con-usa_85508509-9242-4fee-bec1-7eef866af...
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