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CVII

Ultimo Aggiornamento: 29/01/2011 16:03
10/06/2010 10:50
 
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Premessa:
S.Pio V abolì tutti i riti che non eran in vigore almeno da 200 anni ,ma Paolo VI non abolì NULLA

Leggere attentamente


Pio V non poteva vincolare l’autorità dei suoi successori (che non era inferiore alla sua!), ma solo minacciare scomuniche ecc. a chi violasse le sue disposizioni FINCHé RESTAVANO IN VIGORE. Anche i papi del medioevo e della Controriforma emanavano nuove disposizioni con la formula “nonostante qualsiasi disposizione in contrario dei nostri predecessori”. Se un papa potesse “bloccare” la volontà dei suoi successori non ci sarebbe più il “potere delle chiavi”. Per lo stesso motivo nessun papa può designare il proprio successore. Solo il canone della Scrittura è immodificabile.

non si tratta di un dogma o di dottrina irreformabile, quindi il Papa non comanda ai suoi successori. Ed era pertanto vano appellarsi alla bolla Quo Primum Tempore per celebrare la messa tridentina prima o a prescindere dall'Ecclesia Dei o del Summorum Pontificum



"Perciò è lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l’edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa. "


Tuttavia la bolla di S. Pio V Quo primum non rientra nella fattispecie, poiché codifica una consuetudine immemorabile della chiesa di Roma che durerà ancora per 400 anni fino al messale di Paolo VI.

Ora il can. 28 del CIC afferma: «...la consuetudine, sia contro sia al di fuori della legge, è revocata per mezzo di una consuetudine o di una legge contraria (è il caso dell'istituzione del nuovo messale); ma, se non se ne fa espressa menzione, la legge non revoca le consuetudini centenarie o immemorabili, né la legge universale revoca le consuetudini particolari».

Bugnini cercò di ottenere un'esplicita abrogazione del messale tridentino, per stroncare ogni velleità dei tradizionalisti, ma Paolo VI non arrivò mai a tanto, forse un lume dello Spirito lo ispirò.

Ma, accettato il fatto che una costituzione possa esser annullata da un Papa successivo, resta l’altro fatto che se si può abrogare una Costituzione ed un rito, non si può abolire un USO IMMEMORABILE, salvo farne espressa menzione nell’atto di abrogazione. Le clausole finali di Paolo VI parlano di Costituzioni ed ordinamenti dei nostri predecessori ecc. ma non accennano mai né all’USO precedente l’entrata in vigore del Messale Romano (che era quello in uso nella Curia già prima di S.Pio V) né all’USO dei secoli successivi.
Ciò perché l’USO di ininterrotta consuetudine, nel Diritto ecclesiastico e nella teologia, ha forza di Legge, essendo una Legge non scritta.

Pertanto Paolo VI, che non ricorse ai canonisti eccelsi che erano a sua disposizione, a cominciar da Ottaviani, combinò un pasticcio giuridico e non abrogò proprio niente.

La Commissione Cardinalizia istituita ad hoc da Giov. Paolo II nel 1986 dichiarò che il Messale di S. Pio V mai era stato abrogato e che doveva esser considerato ancora in vigore e doveva aver un posto d’onore perché non lo si poteva considerare come un rito inferiore al nuovo.
A questo proposito si legga: “Risposte del Cardinale Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei a certi requisiti” del 218 ottobre 2008 (www.ecclesiadei-commissio.org). Il cardinal Castrillon riassume il verbale della Commissione soprattutto soffermandosi sui suggerimenti offerti al papa per la liberalizzazione della messa, che costituiscono la base e l’anima del Motu proprio.
Il cardinale non riporta esattamente le motivazioni giuridiche per cui il Messale Romano era dichiarato non abrogato (v’è solo l’affermazione), ma riporta un passo molto interessante, lì dove si pronuncia: “… si è ribadita la necessità di assicurare l’evidenza della logica linearità evolutiva dei documenti della Chiesa e della libera opzione tra i due messali e si proposto che essi non possono esse considerati se non l’uno come sviluppo dell’altro giacché LE NORME LITURGICHE, NON ESSENDO DELLE VERE E PROPRIE LEGGI, NON POSSONO ESSERE ABROGATE MA SURROGATE: LE PRECEDENTI NELLE SUCCESSIVE”.

In sostanza Paolo VI poteva creare un nuovo rito ma non poteva abrogare l’antico che era ed è ancora in vigore ed ha pieno diritto di esistenza e celebrazione.



Sulla "Quo Primum": è chiaro che Paolo VI NON HA abrogato la suddetta bolla (se l'avesse abrogata, non ci sarebbero stati né l'indulto di Giovanni Paolo II né il motu proprio di Benedetto XVI).
Ma è altrettanto chiaro che, se avesse voluto abrogarla, avrebbe potuto farlo. La clausola finale della Quo Primum significa che nessuno, AL DI FUORI DEL PAPA, può apporre modifiche o abolire il Messale.


Paolo Vi non poteva abrogar il rito antico, giusta il canone 30 del Diritto Canonico di allora sull'USO immemorabile.



Il Papa può abrogare una legge o una costituzione dei predecessori e l'oggetto di quella legge o costituzione, quindi anche un rito.
S.Pio V abolì tutti i riti che non eran in vigore almeno da 200 anni per evitare che qualcuno di essi contenesse qualche errore teologico ricavato dalle premesse e dalle realizzazioni del protestantesimo e lasciò in vita quelli più antichi perché sicuramente ortodossi.
I canonisti han parlato chiaramente sul problema dell'impossibilità di abrogare un USO immemorabile, per cui si vedano i cann. 23-28.


E questo è perchè tu abbia certezza,così da non praticare ribellione:

Abbiamo visto come l'Arianesimo contagiò quasi tutti i vescovi e la debolezza, se non proprio la complicità, di Liberio. Ebbero ragione i pochi vescovi rimasti fedeli alla Verità intorno ad Atanasio. E alla fine la Verità trionfò.

Quindi è evidente che Paolo VI non cambio proprio nulla,infatti ci sono due messali,ed è anche Chiaro che in passato furono abrogate altri messali,adirittura duecento,questo a riprova che prima di dare dell eretico ad un Papa,sarebbe meglio ascoltare bene TUTTE le voci e non solo di alcuni teologi di parte...siano essi di QUALUNQUE parte.
Per questo,alla fine,con tutti questi teologi,bisogna stare stretti stretti alla Chiesa perchè è Lui che poi opera discernimento tramite l aiuto dello Spirito Santo.

Spero avrai letto bene.
Per questo dico,non bisogna massimizzare,specialmente nelle cose ecclesiastiche che sono immense...meglio un giusto silenzio che un urlo sbagliato,sopratutto nelle cose di Dio ..."renderete conto per ogni parola detta" e sono le cose che escono dalla bocca che contaminano il cuore dell uomo.

Spero Ghergon,che basti anche a tè...sopratutto perchè non sono io ha mettere sempre in mezzo il CVII o i conservatori....ma prendo atto e rispondo.
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